Quando recito riesco a non sentire lo scorrere del tempo.
Come attore e insegnante accompagno le persone fuori dalla loro zona di comfort, verso un gioco che diverte ma sa anche rivelare. Chi sceglie di stare al gioco scopre parti di sé e degli altri. Con il teatro o con il racconto di una storia apro finestre su mondi altri, spazi nuovi in cui guardarsi e incontrarsi.
La mia storia non è iniziata con il “sogno da bambino” di fare l’attore. A sei anni, quando bussarono alla porta per propormi lo Zecchino d’Oro, mi nascosi sotto il tavolo della cucina: volevo soltanto diventare una star dell’NBA e giocare nei Los Angeles Lakers. Nonostante gli allenamenti immaginari, non ci sono ancora riuscito. Nel frattempo ho coltivato tutto il resto: mi sono laureato in Lettere Moderne a Bologna, ho frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e da più di vent’anni lavoro come attore professionista, tra palchi, set e collaborazioni con fotografi. Scrivo molto, divoro libri e da alcuni anni lavoro anche come redattore e traduttore per la casa editrice Giunti. Questo percorso, fatto di storie, immagini e corpi che si muovono, ha modellato il mio modo di accompagnare le persone: con ironia, profondità e la capacità di stare nelle emozioni che emergono quando si sale davvero in scena.
In Wyde porto la mia “follia buona”: la polvere del teatro, l’empatia e la tenerezza che servono nei momenti in cui ci si espone, si tenta, si rischia qualcosa di sé.
Il mio modo personale di prendermi cura degli altri
Mi piace osservare le persone con cui lavoro: i loro rituali, i gesti che ripetono, le parole che scelgono più spesso.